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Nematodi entomopatogeni contro oziorrinco, Popillia japonica, maggiolino..

Ultimo aggiornamento: settembre 2026

Articolo redatto dal team tecnico Perfarelalbero.it (agronomi e consulenti che seguono quotidianamente coltivazioni professionali, orti, frutteti, tappeti erbosi e piante ornamentali).

A cura di Vincenzo La Froscia , agronomo di Perfarelalbero.it. Ha conseguito la Laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e ha proseguito la propria formazione presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, conseguendo la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie nel 2019.

Nel mio lavoro di agronomo vengo spesso contattato quando una coltura manifesta rallentamenti vegetativi, ingiallimenti, perdita di vigore o deperimenti la cui causa non è immediatamente visibile sulla parte aerea. Nei tappeti erbosi, il problema può presentarsi con diradamenti, ingiallimenti localizzati o porzioni di cotico che si sollevano facilmente, mentre in vivaio, in serra o in pieno campo il danno alle radici può manifestarsi attraverso un minore assorbimento di acqua e nutrienti, uno sviluppo irregolare e una progressiva perdita di produttività.

In questi casi la diagnosi deve spostarsi nella rizosfera, dove possono essere presenti larve di oziorrinco, Popillia japonica, maggiolino e altri insetti fitofagi. Quello che osserviamo sulla pianta è spesso la conseguenza di un processo iniziato molto prima nel terreno.

È proprio in situazioni come queste che la natura mette a disposizione strumenti di grande interesse agronomico. I nematodi entomopatogeni sono organismi microscopici capaci di parassitizzare specifici insetti dannosi. Il mio compito è trasformare questo meccanismo naturale in una strategia tecnica: identificare il bersaglio, riconoscere lo stadio più suscettibile e creare le condizioni perché il nematode possa raggiungerlo.

Nematodi entomopatogeni: applicazione nel controllo biologico degli insetti dannosi
Applicazione di nematodi entomopatogeni per il controllo biologico degli insetti dannosi.

Nematodi entomopatogeni: in sintesi

I nematodi entomopatogeni sono organismi microscopici usati contro diversi insetti dannosi, soprattutto larve.

Larvanem – Heterorhabditis bacteriophora: oziorrinco, Popillia japonica, maggiolino e altri coleotteri.

Entonem – Steinernema feltiae: sciaridi, tripidi, oziorrinco e altri insetti. Nelle coltivazioni di funghi è consigliabile Scia-Rid.

Capsanem – Steinernema carpocapsae: larve di capnodio (Capnodis tenebrionis).

Palmanem – Steinernema carpocapsae: larve di Paysandisia archon e adulti e larve di punteruolo rosso sulle palme.

Per funzionare: servono stadi suscettibili, umidità adeguata e applicazioni protette dai raggi UV, con temperature adatte alla specie utilizzata.

Rizosfera: nelle applicazioni al suolo, sostanza organica e corretta umidità contribuiscono a creare condizioni più favorevoli all’insediamento e alla mobilità dei nematodi.

In pratica: si identifica il parassita, si sceglie la specie di nematode più adatta e si applica nel momento corretto.

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Come funzionano i nematodi entomopatogeni

I nematodi impiegati nel biocontrollo appartengono principalmente ai generi Steinernema e Heterorhabditis. Una volta distribuiti nell’ambiente di applicazione, sono in grado di ricercare e raggiungere gli ospiti suscettibili. Penetrano quindi al loro interno rilasciando batteri simbionti. L’insetto viene così eliminato nell’arco di poche ore o alcuni giorni e diventa il substrato nel quale il nematode può svilupparsi e riprodursi.

È un meccanismo naturale efficace, ma richiede precisione. Un nematode è un organismo vivente: temperatura, umidità, raggi UV, qualità della distribuzione e soprattutto possibilità di raggiungere il bersaglio incidono direttamente sul risultato.

Quando, insieme a Perfarelalbero.it, ho iniziato a promuovere con maggiore convinzione queste soluzioni, uno degli aspetti più impegnativi è stato proprio trasferire questo cambio di prospettiva. Molti agricoltori erano abituati a ragionare prevalentemente in termini di prodotto e dose; il biocontrollo richiede invece di conoscere la biologia del parassita e la sua finestra di vulnerabilità.

Nematodi contro oziorrinco, Popillia e maggiolino: Larvanem

Le larve di oziorrinco, Popillia japonica e maggiolino possono alimentarsi a carico dell’apparato radicale. La conseguenza è una progressiva riduzione della funzionalità delle radici che può manifestarsi con crescita rallentata, ingiallimenti e deperimenti. Nei tappeti erbosi gli attacchi di larve di scarabeidi possono provocare diradamenti e perdita di ancoraggio del cotico.

Per il controllo di questi bersagli utilizzo Larvanem , a base di Heterorhabditis bacteriophora, impiegato contro larve di punteruoli e numerosi coleotteri.

Il fattore determinante è il corretto posizionamento dell’intervento sullo stadio larvale. Contro Popillia e maggiolino, ad esempio, il bersaglio è rappresentato dalle larve presenti nel terreno, non dagli adulti visibili sulla vegetazione. Prima di consigliare l’applicazione valuto quindi presenza e sviluppo delle larve, profondità nel profilo del suolo, temperatura e umidità.

Leggi gli articoli dedicati:

Oziorrinco: come eliminare le larve e gli adulti

Popillia japonica: come riconoscerla e combatterla

Come eliminare le Larve di Maggiolino - Melolontha

Nematodi contro sciaridi, tripidi e oziorrinco

Entonem , a base di Steinernema feltiae, è una soluzione che utilizzo nel controllo biologico di larve di sciaridi, larve e pupe di tripidi e larve di oziorrinco. La corretta applicazione al terreno o al substrato consente al nematode di raggiungere gli stadi suscettibili del parassita e svolgere la propria azione.

Nel caso dell’oziorrinco, il bersaglio è rappresentato dalle larve presenti nel terreno, dove si alimentano a carico dell’apparato radicale. Steinernema feltiae si muove nella rizosfera, ricerca l’ospite e vi penetra, interrompendone lo sviluppo.

Nei tripidi, la strategia è rivolta agli stadi suscettibili, in particolare larve e pupe. Nelle applicazioni al terreno, Entonem consente di intercettare gli stadi presenti nel suolo o nel substrato, contribuendo a ridurre l’emergenza di nuovi adulti e la successiva reinfestazione della coltura.

Gli sciaridi trovano condizioni particolarmente favorevoli negli ambienti umidi e le loro larve possono rappresentare un problema soprattutto nelle coltivazioni di funghi. In questo specifico ambito consiglio Scia-Rid , anch’esso a base di Steinernema feltiae e specificamente destinato al controllo degli sciaridi nelle fungaie.

Un ulteriore vantaggio tecnico di Steinernema feltiae è la capacità di mantenere attività anche a temperature relativamente basse. Entonem può essere impiegato tra 10 e 31 °C, con condizioni ottimali comprese tra 14 e 26 °C, caratteristica che ne amplia la finestra di utilizzo anche nei periodi più freschi.

I dosaggi variano in funzione del bersaglio e dello stadio da controllare: Entonem, 250.000-500.000 nematodi/m² contro le larve di oziorrinco, 250.000 nematodi/m² contro le larve di tripidi e 500.000 nematodi/m² contro le pupe di tripidi. Nelle coltivazioni di funghi, Scia-Rid viene invece impiegato contro le larve di sciaridi alla dose di 500.000 nematodi/m².

Nematodi contro il capnodio delle drupacee

Capsanem , a base di Steinernema carpocapsae, è una delle soluzioni che utilizzo nel controllo biologico delle larve di capnodio (Capnodis tenebrionis).

Il punto fondamentale è intervenire sullo stadio larvale. Capsanem non è infatti un trattamento rivolto agli adulti: i nematodi devono raggiungere le larve, penetrarvi e rilasciare i batteri simbionti che portano alla morte dell’ospite nell’arco di poche ore o alcuni giorni.

Nel caso del capnodio, considero determinante la qualità dell’applicazione. La sospensione deve essere distribuita nella zona interessata dall’attività larvale, mantenendo condizioni di umidità e temperatura compatibili con Steinernema carpocapsae. Per le applicazioni al terreno Capsanem può essere distribuito anche attraverso fertirrigazione o sistemi che consentano di veicolare la soluzione nella zona da trattare.

Prima di consigliare l’intervento valuto sempre presenza e stadio del parassita, condizioni del terreno e possibilità di portare effettivamente il nematode a contatto con la larva. La presenza degli adulti nel corso della stagione rappresenta inoltre un elemento importante nel monitoraggio e nella programmazione dell’intervento sulle larve. Anche nel controllo del capnodio, infatti, il risultato dipende non soltanto dalla scelta dell’organismo utile, ma soprattutto dal corretto posizionamento dell’applicazione.

Leggi l'articolo dedicato:

Come eliminare il capnode delle drupacee: rimedi contro Capnodis tenebrionis

Nematodi contro punteruolo rosso e Paysandisia archon

Nel controllo di Paysandisia archon e del punteruolo rosso delle palme utilizzo Palmanem , a base di Steinernema carpocapsae.

Il bersaglio è rappresentato dalle larve di Paysandisia archon e dagli adulti e dalle larve del punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus).

In questo caso considero la tecnica di applicazione determinante: la soluzione deve essere distribuita sull’ intera corona e sul primo metro di tronco, assicurandone una buona penetrazione nella palma e nelle zone interessate dalla presenza del parassita.

L’applicazione va eseguita evitando la luce solare diretta e mantenendo condizioni di umidità favorevoli all’attività del nematode. Anche per Palmanem, tempistica e frequenza degli interventi devono essere definite in funzione della presenza e della pressione del parassita, della temperatura e delle condizioni ambientali, evitando di applicare uno schema fisso indipendentemente dal monitoraggio.

Leggi gli articoli dedicati:

Paysandisia Archon: come eliminare la farfalla delle palme?

Lotta al Punteruolo rosso delle palme

Larvanem, Entonem, Capsanem, Scia-Rid e Palmanem: dosaggi e temperature

Nella scelta del nematode considero sempre parassita bersaglio, stadio biologico, temperatura e modalità di applicazione.

Prodotto Nematode Bersaglio Dosaggio di riferimento Temperatura di attività
Larvanem Heterorhabditis bacteriophora Oziorrinco 250.000-500.000 nematodi/m² 16-35 °C, ottimale 19-33 °C
Larvanem Heterorhabditis bacteriophora Popillia japonica 250.000-500.000 nematodi/m² 16-35 °C, ottimale 19-33 °C
Larvanem Heterorhabditis bacteriophora Maggiolino / larve di scarabeidi 250.000-500.000 nematodi/m² 16-35 °C, ottimale 19-33 °C
Entonem Steinernema feltiae Oziorrinco 250.000-500.000 nematodi/m² 10-31 °C, ottimale 14-26 °C
Entonem Steinernema feltiae Tripidi – larve 250.000 nematodi/m² 10-31 °C, ottimale 14-26 °C
Entonem Steinernema feltiae Tripidi – pupe 500.000 nematodi/m² 10-31 °C, ottimale 14-26 °C
Scia-Rid Steinernema feltiae Sciaridi nelle coltivazioni di funghi 500.000 nematodi/m² —
Capsanem Steinernema carpocapsae Capnodio (Capnodis tenebrionis) 1-3 milioni di nematodi/albero, distribuiti in 5-15 L di acqua per albero 14-34 °C, ottimale 19-31 °C
Palmanem Steinernema carpocapsae Paysandisia archon – palme piccole (1,5-2,5 m) 15 L di acqua per pianta e circa 12 milioni di nematodi/pianta. Con 500 milioni si trattano indicativamente 50 palme di 1,5 m oppure 40 palme di 2,5 m 14-34 °C, ottimale 19-31 °C
Palmanem Steinernema carpocapsae Paysandisia archon – palme grandi (circa 6-8 m) 30-40 L di acqua per pianta e circa 25 milioni di nematodi/pianta. Con 500 milioni si trattano indicativamente 20 palme 14-34 °C, ottimale 19-31 °C
Palmanem Steinernema carpocapsae Punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus) 1-2 milioni di nematodi/L; 5-15 L di soluzione per palma 14-34 °C, ottimale 19-31 °C

La dose deve essere rapportata al bersaglio, allo stadio presente, al livello di infestazione e alla modalità di applicazione. Le tempistiche e la frequenza non possono quindi essere definite in modo indistinto per tutti gli impieghi.

Sostanza organica e nematodi: come preparare il terreno

Nelle applicazioni al suolo considero importante non soltanto verificare temperatura e umidità, ma anche le condizioni fisiche e biologiche della rizosfera. Nei terreni poveri di sostanza organica è opportuno intervenire preventivamente per favorire insediamento, persistenza e mobilità dei nematodi entomopatogeni.

Per questo consiglio l’impiego di Carbogen L , concime organico azotato ricco di carbonio organico e amminoacidi, utile a sostenere l’attività biologica della rizosfera.

Va applicato in fertirrigazione prima dell’introduzione dei nematodi e con intervento separato, alla dose di 300-500 ml/1.000 m² in serra e colture protette e 5 L/ha in pieno campo.

L’apporto di sostanza organica deve essere sempre accompagnato da un’adeguata umidità del terreno, indispensabile affinché i nematodi possano muoversi nel film d’acqua del suolo e raggiungere le larve bersaglio.

Come applicare i nematodi entomopatogeni: 5 errori da evitare

Nella mia esperienza, molti insuccessi non dipendono dalla scelta del nematode, ma da condizioni di applicazione non corrette. Trattandosi di organismi viventi, alcuni errori nella preparazione e nella distribuzione possono ridurne sensibilmente vitalità e capacità di raggiungere il bersaglio.

1. Applicare su terreno asciutto

Nelle applicazioni al suolo, l’umidità è un requisito essenziale. I nematodi si muovono attraverso il film d’acqua presente tra le particelle del terreno: se il suolo è troppo asciutto, la loro mobilità e sopravvivenza si riducono.

Per questo verifico sempre che il terreno presenti un’adeguata umidità prima dell’intervento e, quando necessario, prevedo un’irrigazione prima e subito dopo la distribuzione. In assenza di precipitazioni è importante proseguire con le irrigazioni nei giorni successivi, in modo da mantenere condizioni di umidità favorevoli all’attività dei nematodi.

2. Trattare sotto la luce solare diretta

I nematodi sono sensibili ai raggi UV. Un’applicazione eseguita nelle ore di maggiore insolazione può quindi compromettere rapidamente gli organismi distribuiti, soprattutto nelle applicazioni superficiali.

Preferisco intervenire nelle ore serali o comunque in condizioni di bassa insolazione, mantenendo il più possibile favorevoli temperatura e umidità.

3. Utilizzare acqua a temperatura non idonea

Anche l’acqua utilizzata per preparare la sospensione deve essere gestita correttamente. Per la preparazione iniziale si utilizza indicativamente acqua a 15-20 °C, mentre nel serbatoio la temperatura non dovrebbe superare 25 °C.

Temperature eccessive possono compromettere la vitalità dei nematodi prima ancora che raggiungano il terreno o la vegetazione.

4. Utilizzare filtri e ugelli non adeguati

Un altro errore frequente riguarda l’attrezzatura. Filtri troppo fini possono ostacolare il passaggio dei nematodi; nelle indicazioni tecniche viene raccomandato di rimuovere in particolare i filtri inferiori a 0,3 mm / 50 mesh e utilizzare ugelli con apertura di almeno 0,5 mm / 500 micron.

Anche la pressione deve essere controllata: non va superato il limite di 20 bar all’ugello.

5. Preparare la sospensione e lasciarla ferma

Una volta preparata, la soluzione deve essere distribuita in tempi brevi e mantenuta in movimento durante l’applicazione. Se la sospensione rimane ferma, i nematodi possono sedimentare sul fondo del serbatoio, rendendo la distribuzione meno uniforme.

Per questo mantengo la miscela in agitazione durante l’intervento e preparo soltanto la quantità che può essere effettivamente utilizzata.

Parametro Indicazione tecnica
Umidità Nelle applicazioni al suolo il terreno deve essere già umido e mantenere un’elevata umidità nei giorni successivi; in assenza di precipitazioni proseguire con le irrigazioni.
Luce Evitare la luce solare diretta e i raggi UV; preferire le ore serali o condizioni di bassa insolazione.
Preparazione Preparare la sospensione iniziale con acqua a circa 15-20 °C.
Serbatoio Mantenere la miscela in agitazione; l’acqua non deve superare 25 °C.
pH Mantenere indicativamente il pH dell’acqua tra 4 e 8.
Filtri Rimuovere i filtri troppo fini, in particolare quelli inferiori a 0,3 mm / 50 mesh.
Ugelli Utilizzare un’apertura di almeno 0,5 mm / 500 micron.
Pressione Non superare 20 bar all’ugello.
Utilizzo Distribuire la soluzione in tempi brevi dopo la preparazione.

Quando usare i nematodi entomopatogeni

Non considero corretto impostare gli interventi con i nematodi entomopatogeni esclusivamente sulla base del calendario. Il momento di applicazione deve coincidere soprattutto con la presenza dello stadio suscettibile del parassita e con condizioni di temperatura e umidità compatibili con la specie di nematode utilizzata.

Nella pratica, però, esistono alcune finestre stagionali ricorrenti che aiutano a orientare il monitoraggio e a programmare gli interventi.

Bersaglio / prodotto Periodo indicativo di intervento Ripetizione
Oziorrinco – Larvanem / Entonem Principalmente primavera e autunno, quando nel terreno sono presenti larve suscettibili e le temperature sono compatibili con il nematode scelto. Da valutare in funzione della presenza larvale, della temperatura e delle condizioni del terreno.
Popillia japonica – Larvanem Fine estate-autunno, sulle giovani larve nel terreno; l’intervento può essere valutato anche in primavera sulle larve svernanti ancora suscettibili. Non esiste una regola fissa di due applicazioni: decide il monitoraggio.
Maggiolino – Larvanem Il periodo va definito in funzione della specie e dello stadio larvale; l’intervento va posizionato quando le larve suscettibili sono attive e raggiungibili nel terreno. Da definire in base al ciclo dell’insetto e alla pressione dell’infestazione.
Tripidi – Entonem Durante il ciclo colturale, in presenza di larve e pupe suscettibili; nelle applicazioni al terreno l’intervento va posizionato in relazione alla presenza degli stadi che si sviluppano nel suolo o nel substrato. Da valutare in funzione della pressione del parassita e del monitoraggio della coltura.
Sciaridi – Entonem / Scia-Rid nelle fungaie Durante il ciclo colturale, quando nel substrato o nel terreno sono presenti larve; nelle fungaie la tempistica va rapportata alla gestione della coltivazione. La necessità di ripetere dipende dalla pressione del parassita e dalla persistenza delle condizioni favorevoli.
Capnodio – Capsanem Autunno-fine inverno, intervenendo sugli stadi larvali suscettibili e raggiungibili; la presenza degli adulti durante la stagione aiuta a programmare l’intervento. L’eventuale ripetizione va definita in funzione dello stadio presente e dell’evoluzione dell’infestazione.
Paysandisia archon – Palmanem Indicativamente in primavera e in autunno. Seconda applicazione dopo circa 2 settimane.
Punteruolo rosso – Palmanem Durante il periodo di attività del parassita, quando viene rilevata o sospettata la presenza. Indicativamente ogni 45-60 giorni; frequenza maggiore in presenza di forte pressione.

È uno dei concetti sui quali insisto maggiormente nel confronto con gli agricoltori: prevenire non significa trattare a calendario, ma conoscere il ciclo biologico dell’insetto, monitorarne la presenza e intervenire nella finestra in cui il bersaglio è più vulnerabile.

Anche la frequenza deve essere interpretata correttamente. Due applicazioni non rappresentano una regola universale per tutti i nematodi. In alcuni programmi si effettuano due interventi ravvicinati sullo stesso ciclo del parassita; in altri casi, invece, si lavora in due finestre stagionali distinte, generalmente primavera e autunno.

Il mio compito, come agronomo, è proprio stabilire se, quando e quante volte intervenire, incrociando ciclo del parassita, stadio larvale, temperatura, umidità e andamento dell’infestazione.

Controllo delle larve: il costo di un intervento tardivo

Quando valuto con un’azienda l’impiego dei nematodi entomopatogeni, non considero soltanto il costo dell’intervento. La valutazione agronomica deve comprendere anche il danno che un’infestazione non controllata può determinare sulla coltura.

Un apparato radicale progressivamente compromesso può tradursi in minore capacità di assorbire acqua e nutrienti, rallentamento dello sviluppo, perdita di produttività e, nei casi più gravi, perdita delle piante o necessità di interventi successivi. Nei tappeti erbosi può significare invece dover recuperare o ripristinare aree già danneggiate; in altri contesti, come nel caso delle palme, un intervento tardivo può rendere più complesso raggiungere il parassita nelle zone già compromesse.

Per questo considero più importante posizionare correttamente l’intervento che individuare semplicemente la soluzione con il costo unitario più basso. Un intervento eseguito nel momento sbagliato rappresenta comunque un costo, indipendentemente dal mezzo tecnico utilizzato.

Il biocontrollo assume quindi particolare valore quando viene inserito in una strategia basata su monitoraggio, conoscenza del ciclo biologico e intervento sullo stadio più vulnerabile del parassita. Agire prima che il danno diventi strutturale significa lavorare sulla causa del problema e non soltanto sulle conseguenze già visibili sulla coltura.

FAQ sui nematodi entomopatogeni

Quali nematodi usare contro l’oziorrinco e quando applicarli?

Contro le larve di oziorrinco possono essere utilizzati Larvanem, a base di Heterorhabditis bacteriophora, ed Entonem, a base di Steinernema feltiae. La scelta dipende soprattutto da temperatura del terreno, stadio larvale, coltura e condizioni di umidità.

L’intervento va posizionato quando nel terreno sono presenti stadi larvali suscettibili e le condizioni ambientali permettono al nematode scelto di rimanere attivo e raggiungere il bersaglio.

Quali nematodi usare contro Popillia japonica?

Contro le larve di Popillia japonica presenti nel terreno può essere utilizzato Larvanem, contenente Heterorhabditis bacteriophora.

L’intervento è rivolto allo stadio larvale nel suolo e non agli adulti presenti sulla vegetazione. Per questo il monitoraggio del ciclo dell’insetto e il corretto posizionamento dell’intervento sono determinanti.

Quali nematodi usare contro le larve di maggiolino?

Per il controllo delle larve di maggiolino e di altri scarabeidi terricoli può essere impiegato Larvanem, a base di Heterorhabditis bacteriophora.

Prima dell’applicazione è opportuno verificare presenza e sviluppo delle larve, profondità nel terreno, temperatura e umidità, perché sono parametri che condizionano direttamente la possibilità del nematode di raggiungere il bersaglio.

Quali nematodi usare contro gli sciaridi?

Contro le larve di sciaridi può essere utilizzato Entonem, a base di Steinernema feltiae.

Nelle coltivazioni di funghi consiglio invece Scia-Rid, sempre a base di Steinernema feltiae, specificamente destinato al controllo degli sciaridi nelle fungaie.

Quali nematodi usare contro il capnodio?

Per il controllo delle larve di capnodio (Capnodis tenebrionis) viene utilizzato Capsanem, a base di Steinernema carpocapsae.

L’intervento deve essere rivolto agli stadi larvali presenti nel terreno, verificando sempre la possibilità che il nematode raggiunga effettivamente il bersaglio.

Quali nematodi usare contro il punteruolo rosso e Paysandisia archon?

Contro il punteruolo rosso delle palme e le larve di Paysandisia archon viene utilizzato Palmanem, a base di Steinernema carpocapsae.

L’applicazione deve essere eseguita con particolare attenzione alla distribuzione della soluzione nella corona della palma e nella zona del tronco interessata, evitando condizioni sfavorevoli come forte insolazione o bassa umidità.

Come si applicano i nematodi entomopatogeni al terreno?

La sospensione contenente i nematodi deve essere distribuita attraverso sistemi che consentano di raggiungere la zona dove si trova il bersaglio.

Prima dell’applicazione verifico sempre: umidità del terreno, temperatura, qualità dell’acqua, compatibilità dell’attrezzatura e presenza dello stadio suscettibile del parassita.

Dopo la distribuzione è importante mantenere condizioni favorevoli, evitando che il terreno si asciughi rapidamente.

La sostanza organica migliora l’efficacia dei nematodi entomopatogeni?

La sostanza organica contribuisce a migliorare le condizioni della rizosfera, favorendo un ambiente biologicamente più attivo e più favorevole alla mobilità dei nematodi.

Prodotti come Carbogen L possono essere inseriti in una gestione agronomica mirata al miglioramento delle condizioni del terreno, con applicazione separata rispetto ai nematodi.

Nematodi entomopatogeni e biocontrollo: l’esperienza in campo

Negli anni ho visto cambiare profondamente l’atteggiamento degli agricoltori verso i nematodi entomopatogeni e, più in generale, verso l’impiego degli organismi utili nel biocontrollo. La diffidenza iniziale ha lasciato progressivamente spazio a una maggiore consapevolezza, costruita attraverso confronto tecnico, applicazioni in campo e verifica dei risultati.

È il percorso che, con Perfarelalbero.it, continuo a portare avanti: studiare le soluzioni che la natura mette a disposizione, comprenderne condizioni e limiti di impiego e trasferire queste conoscenze alle aziende agricole.

Oggi molti agricoltori che inizialmente guardavano con scetticismo a questi strumenti si affidano a noi anche per individuare preventivamente le fasi di rischio e programmare gli interventi nel momento più appropriato.

Per me è questo il valore più importante del biocontrollo: non sostituire semplicemente un prodotto con un altro, ma conoscere meglio il parassita e utilizzare in modo tecnico e mirato i meccanismi che la natura mette già a nostra disposizione.

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