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Armillaria Mellea: come combattere il marciume radicale fibroso

Ultimo aggiornamento: ottobre 2025
Articolo redatto dal team tecnico Perfarelalbero.it (agronomi e consulenti che seguono quotidianamente coltivazioni professionali e piante da interno).

 

Indice

Come si manifesta l’Armillaria mellea?

Strategia tecnica completa per contenere l’Armillaria (nelle colture legnose)

Programma di intervento biologico consigliato

Quando intervenire

Armillaria mellea - danni alle radici

L’Armillaria mellea, conosciuta anche come fungo chiodino, è un patogeno estremamente pericoloso per numerose piante coltivate e ornamentali. Questo fungo, capace di infettare radici, colletto e tronchi, è responsabile del marciume radicale fibroso su colture come pesco, albicocco, agrumi, olivo, vite, kiwi e molte altre. La sua presenza può compromettere seriamente interi impianti, causando la morte precoce delle piante.

 

Come si manifesta l’Armillaria mellea?

L’Armillaria si diffonde attraverso rizomorfe (cordoni miceliali scuri) e cordoni miceliari biancastri. Queste strutture sono attratte dagli essudati radicali delle piante sane, causando un’infestazione che spesso si sviluppa con un tipico andamento a macchia d’olio.

 

Sintomi sulle piante

  • Foglie deperite: ingiallimento e successiva caduta (filloptosi).
  • Disseccamento di rami o dell’intera pianta.
  • Presenza di fruttificazioni fungine (cappello e gambo del fungo) alla base della pianta o nelle vicinanze.
  • Imbrunimento e marciume delle radici.

 

Strategia tecnica completa per contenere l’Armillaria (nelle colture legnose)

L’Armillaria mellea è un fungo del terreno che attacca il colletto e le radici, provocando marciumi e il disseccamento progressivo della pianta. Non esistono prodotti chimici curativi, ma è possibile arginarne la diffusione e favorire la sopravvivenza delle piante attraverso una strategia agronomica precisa e biologicamente attiva.

 

Analisi preliminare: capire l’origine del problema

Prima di intervenire con qualsiasi trattamento, è fondamentale indagare le cause che hanno favorito l’insorgenza del fungo. Il tecnico agronomo suggerisce di partire da alcune domande chiave:

  • Che coltura era presente prima del kiwi? Spesso residui legnosi infetti restano nel terreno.
  • Il vecchio impianto presentava già sintomi di deperimento o marciumi?
  • Che tipo di terreno abbiamo? (limoso, argilloso, sabbioso, drenante o compatto)
  • Qual è il sistema d’irrigazione installato?
  • Sono state realizzate le baule o il terreno è in piano?
  • Si eseguono lavorazioni periodiche del suolo?

Queste informazioni servono a identificare le condizioni predisponenti — come ristagni idrici, eccesso di umidità o lavorazioni errate — che rappresentano il punto di partenza per contenere la malattia.

 

Correzione dei fattori predisponenti

Eliminare il ristagno idrico

Se il suolo tende a trattenere acqua, bisogna migliorare il drenaggio e ottimizzare la gestione irrigua (irrigare solo quando serve, eventualmente con il supporto di sonde Sentek per monitorare l’umidità reale nel profilo del terreno).

Sospendere le lavorazioni del terreno

Ogni intervento meccanico in prossimità delle piante infette può diffondere le porzioni miceliari del fungo nel campo. Fresatura, aratura e passaggi con attrezzi rischiano di spostare l’inoculo da una zona all’altra.

Evitare apporto di sostanza organica fresca

In presenza di Armillaria, non distribuire letame o compost fresco. Il materiale organico poco stabilizzato può alimentare ulteriormente l’attività del fungo.

 

Programma di intervento biologico consigliato

1. Trattamento autunnale (fase di contenimento attivo)

BIOFENCE– 20 L/ha
Prodotto a base di estratti di brassicacee con azione biodisinfettante del suolo. Si applica con lancia o con irrigazione localizzata alla base delle piante colpite, in condizioni di terreno umido. Favorisce una “pulizia biologica” del suolo, riducendo la carica di funghi patogeni (inclusa l’Armillaria).

 

Dopo 10 giorni:
Applicare Trichoderma spp. Micosat F WP DP10 (es. Trichoderma harzianum, T. viride).

Questi microrganismi occupano lo spazio biologico che il fungo utilizza per svilupparsi, riducendo le possibilità di reinfezione. Il Trichoderma lavora anche in prevenzione sulle piante ancora sane.

Applicazione consigliata: in fertirrigazione o distribuzione diretta al colletto.
Dose indicativa: 25 g/pianta per trattamenti localizzati in buca, oppure soluzione liquida preparata in acqua tiepida e distribuita al piede.

 

2. Ripresa vegetativa (fase di mantenimento)

Due applicazioni di BIOFENCE, a distanza di circa 10 giorni, sempre alla dose di 20 L/ha. Questo serve a mantenere l’ambiente radicale biologicamente attivo e povero di infezioni latenti.

 

Dopo 10 giorni dall’ultimo BIOFENCE:
Ripetere un intervento con Trichoderma + consorzi microbici (Micosat o prodotti equivalenti). L’obiettivo è ricostruire la flora microbica benefica e consolidare l’effetto protettivo attorno alle radici.

3. Interventi di rinforzo durante la campagna

Durante la stagione, soprattutto nelle zone perimetrali o nei punti più colpiti, è utile continuare a stimolare il suolo con miscugli di microrganismi benefici, che comprendono:

Obiettivo: mantenere il suolo biologicamente attivo e “occupato” da microrganismi utili, in modo da non lasciare spazio vitale all’Armillaria.

 

Consiglio strategico

I prodotti della linea Micosat contengono consorzi di micorrize e batteri utili sotto forma di spore. Finché restano in confezione queste spore sono in dormienza; per attivarsi in modo efficace hanno bisogno di trovare nel suolo sostanza organica facilmente disponibile. Per accelerare questa fase iniziale le consigliamo di preparare la miscela sciogliendo il Micosat in acqua insieme a un formulato organico liquido come il Carbogen. Il Carbogen fornisce subito una fonte di carbonio e nutrienti prontamente assimilabili e “risveglia” rapidamente micorrize, Trichoderma e batteri utili, favorendo una colonizzazione più veloce della zona del colletto e delle radici. In pratica, aiuta i microrganismi benefici a insediarsi prima dell’Armillaria.

 

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Quando intervenire

  • Autunno: fase ideale per avviare la bonifica biologica con BIOFENCE e Trichoderma.
  • Primavera: periodo utile per i richiami e la rigenerazione del suolo.
  • Estate: monitoraggio costante dell’umidità e dell’assorbimento idrico, con eventuali inoculi localizzati.

 

Risultato atteso

  • Riduzione della carica patogena nel terreno.
  • Miglioramento della vitalità radicale e del drenaggio naturale.
  • Stimolazione della microflora utile e della resistenza sistemica della pianta.
  • Progressiva riconquista biologica del suolo, che limita l’Armillaria nel medio periodo e aiuta le piante a restare produttive più a lungo.

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L’Armillaria mellea rappresenta una sfida importante per gli agricoltori, ma con una gestione integrata è possibile limitare i danni e ripristinare la produttività del terreno. La combinazione di pratiche agronomiche preventive, l’utilizzo di funghi antagonisti come il Trichoderma e l’adozione di ammendanti organici possono fare la differenza.

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