Cos'è il Mal secco degli agrumi?
Il mal secco degli agrumi è una delle malattie fungine più pericolose che possono colpire le piante e gli agrumeti. Il limone è la specie che subisce generalmente i danni maggiori, motivo per cui questa patologia viene spesso definita mal secco del limone.
La malattia può tuttavia interessare anche altre specie, tra cui cedro, limetta e arancio amaro. In questo articolo vedremo come riconoscerne i sintomi, come si diffonde e quali pratiche agronomiche possono contribuire a limitarne l’insorgenza.
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Come riconoscere il mal secco degli agrumi
Il mal secco è una malattia causata dal fungo Phoma tracheiphila. I sintomi diventano generalmente più evidenti verso la fine dell’inverno e durante la primavera.
Il decorso della malattia può essere:
- lento, quando l’infezione interessa la chioma;
- rapido, quando colpisce l’apparato radicale, dando origine al cosiddetto mal fulminante.
Nella parte aerea, l’infezione si manifesta inizialmente con un ingiallimento delle foglie a partire dalla zona apicale, seguito dalla loro caduta. In un secondo momento si osserva il disseccamento dei rami, che prende avvio da quelli più giovani e procede con andamento basipeto.
La sezione dei rami colpiti può mostrare una caratteristica colorazione giallo-aranciata, successivamente rossastra e infine nerastra. Questa alterazione cromatica è legata alla reazione della pianta all’invasione dei vasi legnosi e alla produzione di metaboliti da parte del patogeno.
Le piante colpite possono reagire producendo nuove foglie, ma spesso sopravvivono soltanto per alcuni anni. Quando l’infezione interessa le radici, invece, si verifica un rapido avvizzimento e disseccamento dell’intera chioma, con andamento acropeto. In questi casi la pianta può morire in pochi giorni.
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Mi voglio registrareCiclo biologico ed epidemiologia
Il fungo viene diffuso attraverso diversi elementi di moltiplicazione agamica che si formano sulla corteccia degli organi infetti. La loro differenziazione è favorita da un’elevata umidità e da temperature comprese indicativamente tra 14 e 25 °C.
Queste condizioni ambientali si verificano frequentemente nel tardo autunno e durante l’inverno. Gli elementi infettanti vengono trasportati principalmente dal vento e, una volta raggiunta la pianta ospite, possono provocare l’infezione primaria.
L’infezione primaria si verifica generalmente tra ottobre e novembre e può proseguire fino a gennaio o febbraio. In questo periodo la pianta svolge un’attività vegetativa ridotta e oppone una minore resistenza all’infezione. La suscettibilità può inoltre aumentare in presenza di:
- lesioni radicali provocate dalle lavorazioni profonde eseguite nel periodo autunno-invernale;
- lesioni dell’apparato aereo causate dal freddo, dalla grandine o dal vento;
- condizioni di stress o crisi da trapianto.
Una volta penetrato nell’ospite, il patogeno si localizza nei vasi del legno, causando una tracheomicosi. L’infezione può propagarsi all’interno della pianta mediante particolari elementi di moltiplicazione del micelio, denominati talloconidi, trasportati dalla corrente linfatica.
Come limitare il mal secco degli agrumi
Importante: non esiste un singolo prodotto in grado di curare definitivamente il mal secco. Le strategie descritte hanno carattere preventivo e agronomico e mirano a sostenere la pianta e a limitare le condizioni favorevoli alla diffusione della malattia.
È tuttavia possibile adottare pratiche agronomiche e interventi mirati che, se eseguiti correttamente, possono contribuire a contenere l’insorgenza e la diffusione del mal secco negli agrumeti.
Interventi di concimazione e fertirrigazione
Welgro Cu+Zn
Nel programma descritto viene suggerita una fertilizzazione fogliare con Welgro Cu+Zn durante il periodo autunnale e primaverile, fino a un massimo di quattro o cinque applicazioni all’anno, alla dose indicativa di 1,5 kg/ha.
Il formulato contiene zinco, elemento coinvolto nei processi fisiologici e nella regolazione della crescita, e rame, che partecipa alla sintesi della clorofilla e ai processi di ossidoriduzione.
Remedier
Al cambio di stagione, indicativamente nel mese di marzo, il programma prevede l’impiego in fertirrigazione di Remedier alla dose di 2,5 kg/ha.
Il prodotto è basato su Trichoderma asperellum e Trichoderma gamsii. Questi microrganismi colonizzano la porzione di terreno circostante l’apparato radicale e competono per spazio e risorse con altri funghi presenti nel suolo. Il prodotto esprime i risultati migliori quando la temperatura del terreno supera i 10 °C.
Active Plus
Durante la stagione viene suggerito l’impiego in fertirrigazione di Active Plus alla dose indicativa di 2-4 l/ha. L’apporto di funghi micorrizici può sostenere la funzionalità dell’apparato radicale, soprattutto nei terreni asfittici o poco drenanti. Nel periodo autunnale è possibile ripetere l’applicazione di Remedier secondo il dosaggio precedentemente indicato.
Interventi alla ripresa vegetativa
Dentamet
Alla ripresa vegetativa il programma indica l’impiego in fertirrigazione di Dentamet alla dose di 10 l/ha. È prevista una prima applicazione alla ripresa vegetativa e una seconda applicazione dopo circa 10-15 giorni.
Dentamet è un fertilizzante a base di rame e zinco complessati mediante una struttura ciclica a basso peso molecolare, studiata per favorire l’assimilazione dei due elementi. Il prodotto contribuisce a sostenere i naturali meccanismi di risposta della pianta agli stress ambientali.
Grazie al suo basso valore di pH, può inoltre contribuire ad acidificare la zona esplorata dalle radici e a favorire la disponibilità di elementi poco mobili, come il fosforo.
Nota operativa: nei casi più difficili, il programma originale suggerisce di intervenire con Dentamet prima delle applicazioni a base di micorrize e Trichoderma, come Active Plus e Remedier.
Interventi al cambio di stagione
Vitaseve
In primavera e in autunno viene indicato l’impiego di Vitaseve alla dose di 5 kg/ha. Il programma prevede due interventi distanziati di sette giorni, sia nel periodo primaverile sia in quello autunnale. Il prodotto viene utilizzato per sostenere la circolazione linfatica e la ripresa vegetativa della pianta.
| Periodo | Prodotto | Dose indicativa | Modalità |
|---|---|---|---|
| Autunno e primavera | Welgro Cu+Zn | 1,5 kg/ha | Applicazione fogliare, fino a 4-5 interventi annui |
| Marzo e autunno | Remedier | 2,5 kg/ha | Fertirrigazione con terreno sopra 10 °C |
| Durante la stagione | Active Plus | 2-4 l/ha | Fertirrigazione |
| Ripresa vegetativa | Dentamet | 10 l/ha | Due applicazioni a distanza di 10-15 giorni |
| Primavera e autunno | Vitaseve | 5 kg/ha | Due applicazioni a distanza di 7 giorni |
Soluzioni per gli hobbisti
Chi coltiva poche piante di limone in giardino può affiancare alle corrette pratiche agronomiche il seguente programma indicativo:
- Welgro Cu+Zn: applicazione fogliare alla dose di 15 g ogni 10 litri d’acqua;
- Active Plus: da marzo in poi, alla dose indicativa di 200-400 ml ogni 1.000 m²;
- Tricod-R: applicazione successiva alla dose indicativa di 300 g ogni 1.000 m².
Tricod-R è un inoculo di funghi micorrizici contenente Trichoderma. La colonizzazione della rizosfera può favorire la competizione con altri microrganismi presenti nel terreno e migliorare la disponibilità degli elementi nutritivi per la pianta.
Le buone pratiche di potatura
La potatura rappresenta una delle pratiche agronomiche più importanti nella gestione delle piante colpite. Il taglio dovrebbe essere eseguito ad almeno 30 cm di distanza dalla parte visibilmente secca, eliminando completamente il tessuto compromesso.
È fondamentale disinfettare gli strumenti prima di passare da una pianta all’altra, perché forbici e seghetti possono diventare veicoli di trasmissione di patogeni e batteri. Il materiale infetto asportato non dovrebbe essere lasciato nell’agrumeto.
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La corretta irrigazione degli agrumi
Tra le pratiche agronomiche utili, la corretta gestione dell’acqua assume un ruolo centrale. Per comprendere quando e quanto irrigare è importante considerare il concetto di capacità di campo.
La capacità di campo indica il contenuto di acqua presente nel terreno in condizioni favorevoli al corretto equilibrio tra acqua e aria. Quando l’umidità supera eccessivamente questo livello, la pianta può andare incontro ad asfissia radicale a causa della ridotta aerazione del terreno.
Il punto di avvizzimento permanente indica invece una condizione nella quale l’acqua è trattenuta dalle particelle del terreno con una forza tale da non poter essere assorbita efficacemente dalle radici.
La quantità d’acqua necessaria non è uguale in tutte le situazioni, ma dipende da diversi fattori:
- temperatura dell’aria e del terreno;
- presenza e intensità del vento;
- tessitura e capacità di ritenzione idrica del terreno.
Un terreno argilloso, ad esempio, trattiene generalmente più acqua rispetto a un terreno a medio impasto e può quindi richiedere interventi irrigui meno frequenti o con volumi differenti.
Poiché una pianta sottoposta a stress è più vulnerabile alle avversità, l’utilizzo di sonde per la misurazione dell’umidità e della temperatura del terreno a diverse profondità può aiutare a stabilire con maggiore precisione quando, come e quanto irrigare.
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Domande frequenti sul mal secco degli agrumi
Quali sono i primi sintomi del mal secco del limone?
I primi sintomi sono generalmente l’ingiallimento delle foglie a partire dalla parte apicale, la loro successiva caduta e il disseccamento dei rami più giovani. Tagliando un ramo colpito può essere visibile una colorazione interna giallo-aranciata o rossastra.
In quale periodo si diffonde maggiormente il mal secco?
Le infezioni primarie si verificano soprattutto tra l’autunno e l’inverno, indicativamente da ottobre-novembre fino a gennaio-febbraio. Umidità elevata e temperature comprese tra 14 e 25 °C favoriscono la diffusione del fungo.
Esiste un prodotto che cura definitivamente il mal secco?
Non esiste un singolo prodotto capace di eliminare definitivamente la malattia. La gestione si basa principalmente sulla prevenzione, sulla rimozione dei rami infetti, sulla disinfezione degli attrezzi e sul mantenimento di condizioni agronomiche favorevoli alla pianta.
Come bisogna potare una pianta colpita dal mal secco?
Il taglio dovrebbe essere eseguito almeno 30 cm al di sotto della zona visibilmente secca. Gli attrezzi devono essere disinfettati prima di intervenire su un’altra pianta e il materiale infetto deve essere rimosso dall’agrumeto.
Perché è importante evitare i ristagni idrici?
Un eccesso prolungato di acqua riduce l’ossigenazione del terreno e può provocare asfissia radicale. Un apparato radicale sottoposto a stress risulta meno efficiente e la pianta può diventare più vulnerabile alle malattie e agli altri fattori avversi.
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