Concimi per fertirrigazione idrosolubili – Nutrizione rapida e mirata
Fertilizzanti idrosolubili per orto, frutteto e colture intensive
I concimi per fertirrigazione rappresentano una delle tecniche più efficaci per fornire alle piante tutti i nutrienti necessari in modo rapido e preciso. Utilizzati in combinazione con l’irrigazione, i concimi idrosolubili si sciolgono completamente in acqua, consentendo un’assimilazione immediata da parte dell’apparato radicale. Ideali sia in agricoltura professionale che hobbistica, permettono di ottimizzare la gestione nutrizionale delle colture, riducendo sprechi e aumentando la resa.
Perché scegliere i nostri concimi per fertirrigazione?
Su Perfarelalbero.it trovi una vasta selezione di concimi per fertirrigazione adatti a ogni fase fenologica e a ogni tipo di coltura, dal campo aperto alla serra. I nostri prodotti sono formulati per garantire solubilità totale, purezza e assenza di residui nei sistemi di irrigazione.
Tra i prodotti disponibili:
I fertilizzanti per fertirrigazione presenti sul nostro sito sono compatibili con tutti i sistemi di irrigazione a goccia, a pioggia o subirrigazione, e comprendono marchi di qualità come Haifa, ICL, Yara e molti altri.
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FAQ sui concimi per fertirrigazione
Quale concime usare per la fertirrigazione?
Il concime per fertirrigazione va scelto in funzione della coltura, della fase fenologica, dell'analisi del terreno o del substrato e della composizione dell'acqua irrigua. In fase vegetativa sono generalmente importanti azoto, calcio e magnesio; durante fioritura, allegagione e sviluppo dei frutti cambiano invece i rapporti tra azoto, fosforo e potassio. Tra le materie prime più utilizzate troviamo nitrato di calcio, nitrato di potassio, nitrato di magnesio, fosfato monopotassico (MKP), solfato di magnesio e urea fosfato. I formulati NPK idrosolubili permettono invece di fornire più elementi con un unico prodotto. Il piano corretto dovrebbe partire dal fabbisogno della coltura espresso in unità nutritive, non semplicemente dal titolo NPK più alto.
Come calcolare la dose di concime in fertirrigazione?
La quantità di fertilizzante deve essere calcolata partendo dalle unità nutritive che si vogliono fornire. Se, ad esempio, occorrono 5 kg/ha di azoto e si utilizza un fertilizzante con il 15,5% di N:
5 ÷ 0,155 = 32,3 kg/ha di fertilizzante.
Il dato va poi rapportato alla superficie effettivamente fertirrigata e suddiviso nel numero di interventi previsto. Nei sistemi professionali è preferibile frazionare la nutrizione in più applicazioni, adeguandola all'assorbimento della coltura e controllando contemporaneamente EC, pH e qualità dell'acqua.
Cosa significa NPK 20-20-20 e quando si usa in fertirrigazione?
Un concime NPK 20-20-20 contiene il 20% di azoto (N), il 20% di fosforo espresso come P₂O₅ e il 20% di potassio espresso come K₂O. È quindi una formulazione bilanciata, utile quando la coltura richiede un apporto relativamente equilibrato dei tre macroelementi. Non significa però che sia il concime ideale durante tutto il ciclo: in determinate fasi può essere necessario aumentare il potassio, ridurre l'azoto oppure integrare calcio, magnesio o microelementi. In fertirrigazione professionale il rapporto N\:P:K dovrebbe quindi cambiare seguendo la fase fenologica e le reali asportazioni della coltura.
Qual è la differenza tra nitrato di calcio, nitrato di potassio e nitrato di magnesio?
Sono fertilizzanti idrosolubili che apportano azoto nitrico associato a elementi differenti. Il nitrato di calcio fornisce azoto e calcio ed è utilizzato quando si vuole sostenere crescita e disponibilità di Ca; il nitrato di potassio apporta azoto nitrico e potassio ed è particolarmente interessante nelle fasi di sviluppo e qualità dei frutti; il nitrato di magnesio apporta azoto e magnesio, elemento centrale della molecola di clorofilla. La scelta non dovrebbe quindi basarsi solo sull'azoto, ma sull'elemento secondario che la coltura necessita in quella fase.
Si può miscelare il nitrato di calcio con fosfati e solfati?
Non nella stessa soluzione madre concentrata. Il calcio può reagire con i fosfati formando fosfati di calcio poco solubili e con i solfati formando solfato di calcio, con conseguente precipitazione e rischio di intasamento dell'impianto. Per questo nei sistemi professionali si utilizza normalmente un serbatoio A per il nitrato di calcio e altri fertilizzanti compatibili e un serbatoio B per fosfati e solfati. La separazione riguarda soprattutto le soluzioni madri concentrate, nelle quali il rischio di precipitazione è elevato.
Quale pH deve avere l'acqua per la fertirrigazione?
Non esiste un unico pH ideale per la fertirrigazione valido per tutte le colture e tutti i terreni. In molte coltivazioni e soprattutto nei substrati fuori suolo, un ambiente radicale intorno a pH 5,5-6,5 favorisce la disponibilità di numerosi nutrienti. Tuttavia, per valutare l'acqua irrigua non basta misurarne il pH: è fondamentale conoscere anche bicarbonati, alcalinità, calcio e magnesio. Un'acqua con molti bicarbonati può infatti far aumentare progressivamente il pH della rizosfera e favorire precipitazioni di calcio e fosforo. La correzione dell'acqua deve quindi basarsi su un'analisi, non sull'aggiunta empirica di acido.
Che cos'è l'EC in fertirrigazione e perché è importante?
La EC o conducibilità elettrica misura indirettamente la concentrazione di sali disciolti nella soluzione nutritiva ed è normalmente espressa in mS/cm. L'EC finale dipende sia dalla salinità dell'acqua di partenza sia dai fertilizzanti aggiunti. Se diventa troppo elevata aumenta la pressione osmotica nella zona radicale e la pianta può avere maggiore difficoltà ad assorbire acqua, anche quando il terreno è umido. Non esiste però un valore EC universale: la soglia dipende da specie, fase fenologica, terreno o substrato, qualità dell'acqua e condizioni climatiche. Per questo l'EC va utilizzata come parametro di controllo della soluzione nutritiva, non come semplice valore da raggiungere.
Come evitare che i concimi intasino l'impianto di fertirrigazione?
Gli intasamenti possono essere causati da fertilizzanti non completamente solubilizzati, precipitazioni chimiche, bicarbonati presenti nell'acqua o miscele incompatibili. Per ridurre il rischio è importante utilizzare concimi completamente idrosolubili, analizzare l'acqua irrigua, preparare correttamente le soluzioni madri e separare calcio da fosfati e solfati nei serbatoi concentrati. È inoltre utile mantenere una buona agitazione durante la preparazione e lavare periodicamente le linee irrigue. Acque ricche di calcio, magnesio e bicarbonati richiedono particolare attenzione perché possono favorire la formazione di carbonati e depositi nei gocciolatori.
Qual è la differenza tra concime idrosolubile e concime liquido per fertirrigazione?
Un concime idrosolubile viene commercializzato generalmente in forma solida e deve sciogliersi completamente nell'acqua prima dell'iniezione nell'impianto. Offre spesso un'elevata concentrazione di nutrienti e permette di utilizzare formulazioni NPK o sali semplici come nitrato di potassio, nitrato di calcio e fosfato monopotassico. Un concime liquido è invece già in soluzione e può risultare più pratico con pompe dosatrici e sistemi automatici. La scelta non dipende solo dalla formulazione: per entrambi vanno valutati titolo nutritivo, solubilità, pH, EC, compatibilità con l'acqua e costo per unità fertilizzante.
A cosa serve l'urea fosfato in fertirrigazione?
L'urea fosfato è un fertilizzante idrosolubile che apporta azoto e fosforo ed è caratterizzato da una reazione fortemente acida. Può essere interessante soprattutto quando si lavora con acque alcaline o ricche di bicarbonati, perché contribuisce contemporaneamente alla nutrizione e all'acidificazione della soluzione. Il suo impiego deve però essere inserito nel bilancio complessivo della fertirrigazione: l'azione acidificante va valutata sulla reale alcalinità dell'acqua e l'apporto di fosforo deve essere coerente con il fabbisogno della coltura. Non va inoltre preparato nella stessa soluzione madre concentrata con fertilizzanti contenenti calcio, per evitare precipitazioni.