Ultimo aggiornamento: novembre 2025
Articolo redatto dall'Agronomo Francesco Quinto

La coltivazione del nocciolo (Corylus avellana) è una delle pratiche agricole più diffuse nelle aree collinari e pedemontane del nostro Paese. L’andamento stagionale e le ridotte precipitazioni impongono un ripensamento e una nuova programmazione del sistema di conduzione di tutte le colture; nel presente articolo prenderemo in esame proprio la coltivazione della nocciola e i metodi più efficaci per mantenerla produttiva anche in condizioni di siccità.
L’autunno è il periodo durante il quale le piante si avviano al riposo invernale e si preparano a un nuovo ciclo stagionale. Durante questo riposo la pianta elabora e concentra energie per un vigoroso risveglio: energie residue della passata stagione e altre che si potranno integrare con una concimazione autunnale. Tutto quanto riuscirà ad accumulare sarà la misura di quanto la pianta potrà dare in termini di produzione.
Concimazione nocciole
In autunno sarà molto utile distribuire 100–150 unità di azoto ureico per ettaro.
Esempio:
Urea Agricola 46% a 3 kg/ha.
L’urea è un composto organico che non impatta con la struttura fisica né con il microbiota del suolo. Nel caso di terreni poveri di sostanza organica, inferiore al 2%:
Orga-Kem 10-5-5 a 8–10 kg/ha.
Senza interrare, perché è sufficiente l’umidità ambientale per veicolare il concime nel terreno, adottando così la pratica della non lavorazione. Oppure si potrà effettuare una leggera lavorazione di pochi centimetri di profondità lungo i filari sotto la chioma, lasciando indenne la fascia centrale tra i filari.
Ottobre (fine raccolta):
Last N a 500–1000 ml/hl +
Kyprion a 250 ml/hl +
Hyberol a 250 ml/hl.
Impiegare almeno 1000 litri di acqua ad ettaro, ma qualora si adottasse un basso volume il quantitativo/ha di fitofarmaco e fertilizzante deve essere rispettato, magari ridotto di un 10–20%.
Novembre–dicembre, a pianta spoglia:
Cobre Nordox a 200 g/hl +
Oliocin Plus a 1,5 l/hl (azione contro funghi, batteri e uova di acari e afidi svernanti negli anfratti della corteccia.
Non crea alcun danno ai fiori maschili). Questo trattamento dà buonissimi risultati; per un risultato prossimo alla bonifica totale occorre un doppio intervento, incrociare dove possibile oppure effettuare il secondo passaggio con un senso di marcia invertito. Chiaro che nei due interventi si dovranno impiegare almeno 2000 litri di soluzione.
Potatura del nocciolo
La potatura del nocciolo è una pratica fondamentale per mantenere un equilibrio vegeto-produttivo e favorire una corretta aerazione della chioma. Effettuata di solito a fine inverno, nel rispettare le norme e regole consolidate e i sistemi di allevamento adottati, deve però, in previsione di una possibile crisi idrica e scarsità di acqua, mirare a ridurre adeguatamente la chioma e proporzionare la parte aerea alla potenzialità della pianta. Un buon potatore stabilisce questa proporzione con un semplice colpo d’occhio. Questa regola vale sia per piccoli impianti domestici, dove si desidera coltivare nocciole per consumo familiare, sia per grandi estensioni dedicate alla coltivazione dei noccioli su larga scala.
Febbraio–marzo: concimazione di fondo
Necessaria per restituire al terreno sali e sostanze minerali asportati dalla precedente produzione; è bene effettuarla quando il terreno può avere la giusta umidità per compensare l’aumentata conducibilità conseguente. Adottare concimi organici + chimici, o meglio misti organici. I concimi organici o a base organica sono utili per aumentare la capacità del terreno di trattenere acqua.
Esempio:
Agromaster (a cessione controllata) 10-10-16 a 6–8 ql/ha +
Stallatico Extra a 15 ql/ha;
oppure:
Orga Kem 6-11-8 a 8–10 ql/ha +
Polysulphate a 4–6 ql/ha.
Oltre la concimazione al suolo, sempre nell’intento di dare alla pianta il massimo di energie per affrontare fioritura, agevolare l’allegagione e aumentare il numero dei frutti, ridurre il numero di gusci vuoti, è consigliato intervenire come segue.
Marzo–aprile
Intervenire con uno o due trattamenti:
Phylen a 500–600 ml/hl +
Welgro Complex a 200 g/hl +
Chelal Omnical a 200 ml/hl +
Minimo 1000 litri di soluzione/ha.
Buone pratiche agronomiche
Non lavorazione e inerbimento sono pratiche consigliate da adottare in situazioni di ridotta disponibilità di acqua. La non lavorazione o non coltura è una pratica che non prevede lavorazioni profonde entro un raggio di 1,5–2 metri dalla pianta, mentre sarchiature di pochi centimetri (5–6 cm) sono utili a interrompere la capillarità superficiale e controllare l’erba senza intaccare le radici superficiali delle piante coltivate.
Sono diversi i benefici di questa pratica, come la stabilizzazione della struttura fisica del terreno, l’assenza di erosione, il rallentamento della discesa per gravità dell’acqua, che si sposterà anche orizzontalmente secondo il principio dei vasi comunicanti, l’aumento del contenuto di sostanza organica, nonché l’arricchimento e la stabilizzazione del microbiota del suolo. Sono tutti fattori che riducono la perdita d’acqua, per cui il fabbisogno si riduce notevolmente.
L’inerbimento del terreno, utile anche per la coltivazione delle nocciole biologiche, prevede un controllo con trinciature; la competizione tra erba e pianta coltivata è quasi neutra se si tiene l’infestante contenuta con sfalci e con sarchiature. Con questo sistema si riduce l’evapotraspirazione, si ostacola il ruscellamento, si elimina il rischio di selezionare alcune essenze erbacee più invasive a danno di altre, riuscendo così a garantire un’adeguata biodiversità.
Abbiamo suggerito procedure da effettuare entro il mese di marzo; a inizio anno daremo suggerimenti per procedure da adottare da aprile in avanti, per ottenere un albero di nocciola vigoroso e produttivo.
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FAQ sulla coltivazione del nocciolo
1. Come si chiama la coltivazione del nocciolo?
La coltivazione del nocciolo si chiama corilicoltura. Deriva dal termine botanico Corylus avellana, che identifica l’albero di nocciola comune.
2. Qual è il terreno ideale per la coltivazione del nocciolo?
Il nocciolo predilige terreni sciolti o di medio impasto, ben drenati, ricchi di sostanza organica e con pH compreso tra 6 e 7,5. Evitare suoli troppo argillosi o con ristagni idrici.
3. Dove cresce meglio il nocciolo?
L’albero di nocciola cresce bene in zone collinari o pianeggianti con clima temperato e piogge distribuite durante l’anno. Le regioni più vocate in Italia sono Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia.
4. Quante piante servono per avviare una coltivazione di nocciole?
In un impianto intensivo si considerano circa 500–600 piante di nocciolo per ettaro, mentre per impianti tradizionali o hobbistici ne bastano anche 200–300.
5. Quanto tempo ci vuole per produrre nocciole?
Un albero di nocciola inizia a produrre frutti dopo 3–4 anni dal trapianto, ma raggiunge la piena produttività intorno al sesto anno.
6. Come si pota il nocciolo?
La potatura del nocciolo si effettua a fine inverno. Si eliminano i polloni alla base, i rami secchi o mal disposti e si dirada la chioma per favorire luce e aerazione, mantenendo un equilibrio tra parte legnosa e fruttifera.